Vis à Vis Fuoriluogo 27, CARPINONE (IT)
“Meriggiare pallido e insorto”
Un progetto di arte e parole diffuso sul territorio di Carpinone (IS, Molise), realizzato durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 (6-23 Agosto, 2024), di Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli e Fausto Colavecchia), a cura di Tommaso Evangelista.
Una passeggiata fra le vie e la natura di un borgo molisano a 700 metri sul livello del mare, fra le sue fonti, le spiaggie e le cascate rese agibili dalla lungimiranza e lavoro volontario di molti cittadini e associazioni locali, e dall’esempio fornito da Salvatore Campanella.
Un’occasione per scoprire il paese attraverso i suoi scorci, di visita per le scuole del circondario e non solo, attorno al quale poter costruire attività ludico-didattiche.
Il progetto descritto sulle pagine di Espoarte:
‘Nel borgo di Carpinone, Opiemme ha creato un percorso che unisce poesia e arte visiva, coinvolgendo direttamente la comunità locale. Con l’intento di riscoprire la bellezza e la memoria del territorio, l’artista ha realizzato una serie di installazioni che integrano testi poetici con il paesaggio circostante. Il progetto, intitolato Meriggiare pallido e insorto, titolo omaggio a Eugenio Montale, invita i fruitori a camminare tra i vicoli del borgo, osservando e riflettendo sul legame tra natura e esistenza. Le frasi enigmatiche disseminate lungo il percorso, in combinazione con materiali come ferro, legno e stoffa, creano un dialogo tra l’arte e il contesto naturale e culturale del luogo. Ogni installazione diventa un punto di riflessione, un invito a scoprire il territorio attraverso una lente poetica. Svelando lentamente il legame con lo spazio, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura.
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Un intervento di arte pubblica possibile grazie al supporto, alla fiducia, alla disponibilità e libertà dateci dalla comunità e dell’amministrazione di Carpinone,
Un grazie sentito e con malinconia a:
Luigi, Pasquale, Monica e Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta e Giuseppe, Jacopo, Nicola e Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino e Serenella, al bambino pestifero di via Fosso e la sua nonna
Le frasi che troverete nelle strade ‘del paese e sul paese’:
#e tutte le cose a me intorno colgo precorse nell’esistere
(l’inizio della poesia ‘Idea’, di Andrea Zanzotto, ha guidato l’intervento)
# meriggiare pallido e insorto (riscrittura di Eugenio Montale)
# ricorda che siamo natura
# sconnesso e riconnesso
# la storia è migrante
# cio’ che resta è cio’ che cambia
# segno temporaneo del passato prossimo
# quando le autostrade erano di pecore
# la natura protegge e nasconde i ricordi
# quando esplodono le stelle trema la natura
# rovi e memorie
# perdere ricordi nei social
# benvissuti nell’era del petrolio
# nel silenzio del buio si cela la bellezza
# la maleducazione uccide
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista
Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Tommaso Evangelista

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)
