ARTE PUBBLICA, PERFORMANCE E INSTALLAZIONI

ARTE PUBBLICA, PERFORMANCE E INSTALLAZIONI

Vis à Vis Fuoriluogo 27, CARPINONE (IT)

(In copertina: Via Noce del Nibbio, sentiero per la Spiaggietta Rio Coste, ospita tre interventi)

 

“Meriggiare pallido e insorto”

Un progetto di arte e parole diffuso sul territorio di Carpinone (IS, Molise), realizzato durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 (6-23 Agosto, 2024), di Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli e Fausto Colavecchia), a cura di Tommaso Evangelista.

Una passeggiata fra le vie e la natura di un borgo molisano a 700 metri sul livello del mare, fra le sue fonti, le spiaggie e le cascate rese agibili dalla lungimiranza e lavoro volontario di molti cittadini e associazioni locali, e dall’esempio fornito da Salvatore Campanella.
Un’occasione per scoprire il paese attraverso i suoi scorci, di visita per le scuole del circondario e non solo, attorno al quale poter costruire attività ludico-didattiche.

 

Il progetto descritto sulle pagine di Espoarte:

‘Nel borgo di Carpinone, Opiemme ha creato un percorso che unisce poesia e arte visiva, coinvolgendo direttamente la comunità locale. Con l’intento di riscoprire la bellezza e la memoria del territorio, l’artista ha realizzato una serie di installazioni che integrano testi poetici con il paesaggio circostante. Il progetto, intitolato Meriggiare pallido e insorto, titolo omaggio a Eugenio Montale, invita i fruitori a camminare tra i vicoli del borgo, osservando e riflettendo sul legame tra natura e esistenza. Le frasi enigmatiche disseminate lungo il percorso, in combinazione con materiali come ferro, legno e stoffa, creano un dialogo tra l’arte e il contesto naturale e culturale del luogo. Ogni installazione diventa un punto di riflessione, un invito a scoprire il territorio attraverso una lente poetica. Svelando lentamente il legame con lo spazio, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura.

L’opera, volutamente aperta e in divenire, si distingue per la sua capacità di promuovere la riscoperta e la valorizzazione del borgo, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere il legame profondo tra l’uomo e la natura.’ (Espoarte, 10.09.2024)

 

 

 

***

Un intervento di arte pubblica possibile grazie al supporto, alla fiducia, alla disponibilità e libertà dateci dalla comunità e dell’amministrazione di Carpinone,

Un grazie sentito e con malinconia a:
Luigi, Pasquale, Monica e Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta e Giuseppe, Jacopo,  Nicola e Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino e Serenella, al bambino pestifero di via Fosso e la sua nonna

Le frasi che troverete nelle strade ‘del paese e sul paese’:

#e tutte le cose a me intorno colgo precorse nell’esistere
(l’inizio della poesia ‘Idea’, di Andrea Zanzotto, ha guidato l’intervento)

# meriggiare pallido e insorto (riscrittura di Eugenio Montale)
# ricorda che siamo natura
# sconnesso e riconnesso
# la storia è migrante
# cio’ che resta è cio’ che cambia
# segno temporaneo del passato prossimo
# quando le autostrade erano di pecore
# la natura protegge e nasconde i ricordi
# quando esplodono le stelle trema la natura
# rovi e memorie
# perdere ricordi nei social
# benvissuti nell’era del petrolio
# nel silenzio del buio si cela la bellezza
# la maleducazione uccide

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

Urban Forms Murales 2017

 

Al minuto 1.55′ (premendo il tasto “5” dopo aver fatto partire il video) ci sono alcune immagini dei laboratori fatti con i ragazzi delle scuole.
Un video di Yoicik Group

 

Hyuro (Argentina) – No title
Kasia Breska (UK) – Łódzkie totemy/Totems of Lodz
Know Hope (Israel) – No title
Moneyless (Italy) – No title
Nespoon (Poland) – No title
Nomad Clan (UK) – Mokosz/Mokosh
Opiemme (Italy) – Remanufacture/Herring
Tellas (Italy) – W środku zimy/Deep Winter

City of Lodz, Poland, 2017 Lodz 4 Cultures Festival I Urban Forms

 

WALK THE LINE – Genova – 2017

“Io credo che la forza dell’uomo sia nel fatto che è un animale che si abitua a tutto…”  Giovanni Falcone, 1990
E così Genova si è abituata ad un’orrenda sopraelevata che gli leva fiato, mare, albe e tramonti.
“Street stars” è una frase sarcastica.

Walk the line project

Łódź “4 Cultures Festival”, Polonia – Remanufacture

 

“In lovely memory of my father…”

Due nuovi murales per Urban Forms durante il “4 cultures Festival“, nel quartiere di Bałuty, un tempo il Ghetto di Lodz, il più grande ghetto di tutta l’Europa durante l’occupazione tedesca.

A Genova nel 2016 Opiemme aveva realizzato un intervento sulla linea di quello dipinto a Lodz sulla facciata di una scuola: una riscrittura dell’architettura di un edificio razionalista (1937), oggi  sede del Laboratorio Sociale Occupato “Buridda”, e del Fablab.
Entrambi questi recenti lavori si strutturano sull’alfabeto di Władysław Strzemiński, usato anche per il logo della città di Łódź.
Il font di Strzemiński diventa segno su muro.
Un intervento sul ritmo compositivo della facciata di un’architettura costruttivista sovietica.

Testo critico di Claudio Cravero

‘The constant Learner’
“Remanufacture e Aringa. Un tributo a Władysław Strzemiński”
Urban Forms Foundation e Lodz 4 Cultures festival, Lodz, Polonia , 2017

Nel recente lavoro di Opiemme per il Festival delle 4 culture di Lodz, l’intervento pittorico non si concentra su una sola un’immagine, ma ricopre in modo esteso diverse superfici di un edificio scolastico. Dai muri ai marciapiedi e tutt’intorno, ogni passante è come letteralmente circondato da testi e motivi realizzati con pittura spray e sagome riprodotte utilizzando una serie di stencil. Ovunque uno posi il proprio sguardo, i pattern geometrici sembrano unire il suolo al cielo. Inoltre, nel momento in cui l’occhio si concentra sulla texture successiva, ogni cosa attorno ruota come immersi in un diorama nel quale la storia viene raccontata senza interruzione.
Il lavoro di Opiemme è il Tributo a Wladyslaw Strzemiński, avanguardista polacco, pittore astratto e tipografo, che nel 1930 disegnò un font tipografico che ancora oggi porta il suo nome. Per la maggior parte costituito da linee curve, il carattere adottato nell’intervento di Opiemme nasce in un particolar momento della storia polacca. Wladyslaw Strzemiński, infatti, crea questo font con la precisa intenzione di trasferire attraverso una forma di scrittura l’idea di futuro, di dinamismo e di progresso modernista che il paese andava perseguendo in quegli anni. Opiemme usa questo tipo di lettering come punto privilegiato per indagare il realismo socialista e la sua applicazione – nonché traduzione – in determinate forme architettoniche. Si tratta di quelle architetture tipiche degli edifici pubblici che, ancora oggi, rappresentano la quintessenza stilistica del retaggio polacco, e questo senza alcun tipo di corrispondenza culturale rispetto alle diverse comunità che storicamente hanno forgiato la nazione.

La stessa tecnica è anche utilizzata da Opiemme in “Herring/Aringa”, un calligramma-murale realizzato in un parco nelle vicinanze dell’edificio scolastico. In quello che informalmente è chiamato “Parco dell’aringa”, una silhouette
nera a forma di pesce richiama il mercato del pesce che si teneva esattamente nella stessa area fino alla Seconda Guerra Mondiale, ma esso è anche comunemente conosciuto come il ghetto ebraico di Baluty, il secondo più grande in Europa.

In questa direzione, il lavoro di Opiemme in un certo senso disorienta. L’effetto allucinatorio è quasi certamente dettato dalla non-associazione delle lettere. Nel loro flusso ininterrotto, infatti, esse non riconducono ad alcun significato intellegibile. Inoltre, siccome l’intervento ricopre la facciata della scuola elementare, Opiemme vuole sottilmente evocare il potere dell’insegnamento che permea il nostro costante bisogno di scoperta e apprendimento. Durante gli otto giorni di pittura dal vivo, che nel lavoro di Opiemme assume la forma di una performance pittorica pubblica, l’artista ricorda inoltre la recente scomparsa del padre. Tra i diversi pensieri,
Opiemme intende esprimere gratitudine per l’apprendistato seguito all’età di 16 anni. Infatti, inviato dal padre a collaborare con un decoratore d’interni, Opiemme è grato al suo maestro per quel rigore professionale impartitogli e tuttora presente. I testi e i segni di Opiemme ci ricordano come l’insegnamento e l’apprendimento rappresentino un costante processo di auto-costruzione del sé, piuttosto che un’arida serie di abilità da padroneggiare. In questo senso, nel lavoro di Lodz appare ancora più evidente come non vi siano barriere culturali quando si tratta di apprendere. L’apprendimento è come una forza. Essa corrisponde alla nostra propensione umana che ci consente di connetterci agli altri e imparare. Questa forza è ovunque e in ogni tempo. Perché, in fondo, le persone non se vanno mai veramente. Claudio Cravero

Qui un articolo di Urban Forms, “Out of the ordinary. Opiemme Dialogue’s with architecture“, e un’altro di Aleksandra Sumorok, storica dell’arte, e autrice del libro
“The architecture and urbanism of Łódź during the period of socialist realism”: “Opiemme and her dialogues“.

PESCI, un murale con i bimbi dell’Istituto “Via Giuseppe Messina”, Roma

Un video dell’Istituto “Via Giuseppe Messina”, Cinecittà, Roma
Fonte SkyArte:

Dopo l’intervento urbano a Lodz, in Polonia, conclusosi con un lancio di uova ripiene di vernice colorata, Opiemme ha nuovamente coinvolto il pubblico locale nella realizzazione del suo nuovo murale, intitolato Pesci /Pisces.
Questa volta sono stati gli alunni dell’Istituto Comprensivo ‘Via Giuseppe Messina’ di Roma gli attori della performance partecipata, ideata dall’artista torinese nell’ambito della seconda edizione della Settimana della Scuola Pubblica del VII Municipio, con lo scopo di valorizzare all’esterno il grande lavoro che viene svolto quotidianamente nelle scuole. “La parola al centro dell’intervento
collettivo doveva essere una sola come in Polonia, prima da cancellare e poi da sostituire – ci ha raccontato Opiemme. – Invece, ho deciso che ne avrei messe quante più possibili per soddisfare e far sentire partecipi i bimbi”. Così, quasi 1000 scolari di età compresa tra i 3 e i 13 anni hanno scelto le parole che non volevano più sentire nominare nelle proprie classi, come indifferenza, razzismo e mafia (quella più difficile da eliminare) e le hanno cancellate gettando sul muro dipinto 350 uova piene di colore.
Successivamente l’artista ha disegnato sopra, in modo circolare, i loro corrispettivi positivi, fino a creare la Costellazione dei Pesci: un simbolo di rinascita, per la scuola e il suo quartiere.

LODZ OF EGGS, VIDEO

A text by Urban Forms Foundation introducing the performance experience of  Taurus in Poland:




Opiemme is one of the most interesting contemporary street artists balancing at the edge of image, text and collective performance. His highly symbolic works consisting of images, geometric patterns, letters, and calligrams remind some historical movement as visual poetry, concrete poetry, and aesthetics of futurism. In 2015-2016 Opiemme completed three projects based on the idea of audience’s participation in the creation of the works. In each of these projects both the social and natural/urban landscape played an important role at the level of the performance, form of the work and its meaning. The first of these performances, „Intralci – Hindrances”, took place in July 2015 during the festival AMBRIAJAZZ. Opiemme with an up-and-coming young jazz trombonists Gianluca Petrella created an unique show in the garden of a private villa in a small village, Castionetto di Chiuro, in northen Italy.
Against the background of a breathtaking mountain landscape Opiemme was pouring stripes of colorful paint down a large board while Petrella was playing the trombone. The public was invited to take part in the show and acted as the witness observing or rather experiencing the process of creation. Opiemme was hidden behind the board so people just saw hands holding bottles with paint and colors flowing down the surface. Music was following colors, colors were following sounds, music and art were dialoging with nature. After the show had ended people described it as a deep, multisensory, and psychedelic experience leading to a kind of trance. Music followed the colors, and colors followed the music.




In the performances of 2016 the audience played much more advanced role of a co-creator. “The stars guide him through the night” was completed with active participation of the students of a highschool in Imperia, Liguria, Italy. The collectively painted mural was a tribute to Felice Cascione – an Italian partisan who came from this town. Cascione is known to have written a famous partisan song titled “Fischia il vento” („The wind whistles”) in 1943.
Along with “Bella ciao” it is one of the most famous songs celebrating the resistance.

Around 30 young students using Opiemme’s stencils and brushes painted the mural on the school wall. They perceived it as a relaxing activity releasing them from stress of the last year exams and choices regarding future education. The mural changed the main entrance of the school. The project was much appreciated by students and teachers as well as by the local media.





The “Taurus” project was more complex. It was realized for the Urban Forms Foundation in September 2016 in one of the most neglected quarters of the city of Lodz, Poland, plagued by numerous socio-economic problems, such as inherited poverty, unemployment, or alcoholism. In the near future the location will be undergoing deep changes associated with the process of revitalization. The „Taurus” started with preparation of nearly 300 blown eggs, which were then filled with paint. Eggs were used for omelets – a treat for the residents during the information campaign at the location and the collective mural painting. Before the performance Opiemme painted a large black circle with the stenciled word WINA (BLAME). It was supposed to be covered by colorful paint cast by the participants.
Different groups of people took part in the action. “Bombs” with paint were thrown by children and adults, students, journalists, residents of neighboring houses, men who often drink beer in the nearby backyard and many others. In the interpretation of this happening a communitas category, introduced to the social sciences by Victor Turner, could be applied.

In the condition of communitas the participants of the event are experiencing unexpected communalism emerging across boundaries and regardless of their status in everyday life. It is a temporary phenomenon of an anti-structural nature that may be invoked by the performative actions similar the Taurus performance.
Filling the black circle with colors and application of the two new words – OPPORTUNITIES (możliwości in Polish) and DESTINY, that replaced the stigmatizing inscription WINA/BLAME had also a symbolic meaning. As Opiemme explained they express symbolically the upcoming revival of the location which should be carried out with a strong participation of the local community.
The nature of this artistic intervention refers to the traditional rite of passage, closely linked to the concept of communitas. The status of a stigmatized space symbolized by the inscription BLAME is waived by collective action similar to a transition phase (so called liminal phase). Then a new, desired order is established through the completed work presenting a minimalist Taurus constellation and the new positive words.

Disconnettersi per riconnettersi

Un murale e workshop per “Crossing the Borders – Intrecci fra arte e migrazione”
Il muro si trova all’interno dell’Ostello di San Desiderio, Genova, ed è stato interamente realizzato dai partecipanti al workshop.
Un progetto realizzato grazie a: PECO – Progetti Europei di Cooperazione Genova, danzacontempoligure.org,
Goethe Institu Genua

 

TAURUS, UN MURALE COLLETTIVO

Un progetto site specific per Urban Forms Foundation a Lodz, Polonia, sito in 20 Jaracza Street nei pressi del centro città. La comunità locale è stata coinvolta in una performance collettiva. La parola “blame” (colpa, in polacco “wina”), posta a stencil in un cerchio nero, è stata cancellata tirando 300 uova riempite di colore, in un momento di partecipazione del pubblico.
Opiemme ha poi dipinto una minimale costellazione del Toro, e la parola “colpa/wina/blame”, coperta dal colore, è stata sostituita con “destiny” e la parola polacca “możliwości” (opportunità) che meglio si adattava al contestoIl murale rientra nella serie “Vortex”, in questo caso ispirato dalla costellazione del Toro che è il segno zodiacale del più
famoso urbanista di Lodz, l’architetto Hilary Majewski (15 Maggio 1838), che visse vicino a quest’area. Majewski, con il suo design architettonico, ha largamente dato forma al centro storico di Lodz. Il cerchio più grande, riempito dai colori e risultato della performance collettiva, simbolizza  Aldebaran, una stella gigante arancione, situata a 65 anni luci dal nostro sole, circa 500 volte più luminosa del Sole e una quarantina di volte più grande. La costellazione del Toro, è stata scelta perchè simbolizza un’idea di forza e rinascita.

 

HEART-SHAPED BOX WALL A FOLLONICA

Un tributo ai Nirvana, e ai primi versi di una canzone contenuto nell’album “In Utero” (1993) in occasione della mostra “Heart-shaped box” (a cura di Karin Gavassa), presso la pinacoteca civica Modigliani di Follonica. Il murales si trova in Via Roma angolo Via Parri ed è stato realizzato a spray e stencil. “Tradurre i testi poetici mantenendone intatta la potenza evocativa è un’operazione complessa che spesso banalizza il significato. Heart-Shaped Box è uno di questi casi, un messaggio di amore, intimo e profondo che gioca con i segni zodiacali (“She eyes me like Pisces”) evocando la capacità di sentire il dolore dell’altro (“When I am weak”) con uno sguardo che è empatia pura, che si riferisce all’idea di amore estremo come possesso (Heart-Shaped Box – la scatola a forma di cuore, che è anche scatola dei desideri) fino al voler mangiare il Cancro dell’altro (Cancro è il segno zodiacale di Courtney
Love, compagna di Cobain, dei Pesci) per liberare dal dolore (I wish I could eat your cancer when you turn black). Nell’intensità spesso drammatica della lirica di Cobain non ci sarebbe mai stato posto per un semplice “I love you” per dichiarare il suo amore, e la sua passione si scioglie in questo flusso di coscienza che da sonoro si fa visivo nel suo diventare opera d’arte murale per mano di OPIEMME”. Karin Gavassa.

“[…] la poesia di strada di Opiemme fonde suggestioni musicali in un murale tributo a Kurt Cobain, in cui le parole del flusso di coscienza sonoro e visivo dell’iconico leader dei Nirvana esplodono nel murale Heart-Shaped box (dall’omonima traccia del terzo e ultimo album In Utero, 1993), in un crescendo di intensità fino a disfarsi nella cascata di lettere che prelude alla tormentata passione del coro.” Espoarte

 

L’APERTO FESTIVAL: UNA PERFORMANCE DI COLORE

Una performance con una cascata di colori per L’aperto Festival, Roccavignale (Sv)
Durata: 20′-30′
Sottofondo musicale a cura di Yel Bosco
Ph: Viktorija Gedraityte Riga

MUSEO MAGMA

Un’installazione luminosa per il Museo Magma a Follonica, Toscana, 2016

BURIDDA, GENOVA

Una pittura murale per il Buridda, laboratorio sociale occupato a Genova, che ospita il Fablab della città.
Un’architettura razionalista del 1937 disegnata da Camillo Nardi Greco e Lorenzo Castello.
Nata come scuola femminile, progettata per Mussolini e il P.F.I. (all’epoca Scuola della G.I.L. – Gioventù Italiana del Littorio”, 1937-1938, poi sede del Magistero), oggi quest’edificio ha una nuova veste.
Un’approfondimento su EraSuperba di Nicola GIordanella[/colonna-uno]

DIALOGARTI 2016, BOLOGNA

Una perfromance e un’installazione di “rotolini di poesia” per il festival di poesia Dialogarti, diretto da Alessandro Dall’Olio e dal  Gruppo 77 (Bologna).

UNA DONNA VESTITA DI LUCE

« Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.» (Apocalisse 12,1-2)

L’installazione è situata in un’oratorio privato nei pressi di Siena.

 

UN MURALE PARTECIPATO AL LICEO

 

Un tributo a Felice Cascione, partigiano che compose la canzone “Fischia il vento”, brano simbolo della resistenza.
Da quello sono tratte le parole al centro del murale: “Nella notte lo guidano le stelle”.
La pittura murale è stata realizzata dai ragazzi del “Liceo Vieusseux” di Imperia.
Qui raccontato da “La Republica“

 

 

 

 

 

 

BRANDALISM PARIGI 2015

Parigi, 29 Novembre 2015

Ho avuto il piacere di partecipare all’edizione di Brandalism 2015, con un lavoro sull’equilibrio.
Quest’anno dall’Inghilterra Brandalism si è spostata in Francia.

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Progetto iniziato nel Giungno 2012 con interventi in diverse città inglesi, Brandalism quest’anno è approdata a Parigi per il Cop21.
Più di 600 opere che criticano gli sponsor ufficiali del summit delle Nazioni Uniti sul cambiamento climatico, o che riflettono su tematiche ambientali, sono state installate all’interno di spazi pubblicitari della città. Quei “brand” che con le cause del surriscaldamento globale hanno una certa relazione, sebbene spesso si diano una patina di credibilità ambientale, proprio attraverso le loro campagne pubblicitarie.
Lo scopo era mettere in evidenza le connessioni fra la pubblicità, il consumismo, la dipendenza da carburanti fossili, e il cambio climatico.
Brandalism è una campagna anti-pubblicitaria, una rivolta contro il controllo del dominio visivo delle corporate.

Another Scratch In The Wall Intervista
BRANDALISM

PYROS, MIGRAZIONE

Luglio 2015, Gavorrano (Grosseto)

Parco Nazionale delle Colline Metallifere, Teatro delle Rocce
1 Agosto – 11 Settembre

“Pyros, il vuoto del fuoco.” Un progetto a cura di Karin Gavassa.

INTRALCI, AMBRIAJAZZ VALTELLINA

Luglio 2015, Castionetto di Chiuro, Sondrio

INTRALCI, un progetto a cura di Manuela Colombera e Daniela Bruseghini
per AmbriaJazz 2015, in collaborazione con “Il Gabbiano”.

Un “solo trombone” di Gianluca Petrella, accompagnato da una cascata di colori di OPIEMME.

Un grazie per le foto a: Andrea Magri, Dimitri Nube, Luca Durand, Marina Magri, Giulia FOcardi, Michele Bordoni

Ambriajazz Festival
INSIDEART

Don’t steal my freedom, Como

Ottobre 2014, Como, Italy

Don’t steal my freedom, 2014
Un monumento alla libertà delle bici
Situato in Piazza Volta, Como

Un’installazione pubblica per StreetScape3 e ComON
Foto di: Emanuele Scilleri

Maggio, 2015 Nowhere

L’installazione doveva essere rimossa a inizio Novembre 2014.
Alla fine del Maggio 2015 era ancora in piazza Volta, apprezzata dai passanti.
Su Instagram si trovano diverse foto con l’hashtag #dontstealmyfreedom

Su Artribune

LA MALEDUCAZIONE UCCIDE PERFORMANCE

Dicembre 2010, Torino

Originariamente intitolata: “The pig and the young lady // Il maiale e la fanciulla”
Musica dei Signal Electrique (Fr)
Riprese di Jacopo Montaldo

Dopo aver girato, l’attrice manifestò la volontà di non comparire nel video per paura di essere chiamata “Miss Merda”.
Per non buttare il girato, Opiemme decise di coprire pazientemente la sua faccia, frame per frame, con lettere che potessero esprimere i suoi sentimenti e richiamassero un codice fumettistico.

In January 2011 this action took place again in Turin as a group performance by citizens and schoolchildren.
L’esperienza raccontata in un articolo di Luca Indemini su La Stampa.
Nella primavera del 2011 è stata riproposta a Rovereto per l’evento AntePrimaVera, Mart, curato da Dalia Macii.

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UN FIUME DI PAROLE SU ARTRIBUNE

A journey through painting and poetry
Luglio 2013, Torino

L’acqua non ha forma, è docile e malleabile perché si adatta a quello che incontra. E proprio l’acqua è il tema che unisce due quartieri della periferia nord di Torino, Barca e Bertolla. Un tempo noti come i borghi dei lavandai e dei barcaioli, situati nella Circoscrizione 6, soffrono per la carenza di luoghi di ritrovo e aggregazione, di spazi per attività sportive e ricreative. Una zona, per altro, in cui i piccoli negozi sono stritolati dalla concorrenza delle grandi catene di supermercati. Per cercare di cambiare, almeno in parte, questa situazione un anno fa è nato il progetto di sostegno al commercio locale Rivivi Barca Bertolla, che ha visto il coinvolgimento attivo dei commercianti in azioni di promozione, con un’ipotesi di intervento di valorizzazione dello spazio pubblico. Intervento che, su proposta dei Bagni Pubblici di Via Agliè, si è concretizzato nell’iniziativa denominata Un fiume di parole a Barca e Bertolla, pittura poetica realizzata dall’artistaOpiemme da far scorrere per i sette chilometri di Strada Settimo e Strada San Mauro, ricordando – con l’acqua come filo conduttore – i mestieri storici dei borghi. […]
“Per ora è stato realizzato un chilometro e mezzo di pittura sui marciapiedi”, ha spiegato durante la presentazione del progetto al pubblico Luca Bertini, Presidente dell’Associazione commercianti Barca e Bertolla, “ma si prevede di terminare il tutto per la fine di settembre”. Un lavoro “epico”, per dirla alla maniera di Opiemme, che vuole da un lato valorizzare il territorio, dall’altro avvicinare i suoi abitanti all’arte e alla poesia, creando un ponte tra i due quartieri coinvolti.

Un articolo di Claudia Giraud on Artribune
Foto di Thuy Duong Nguyen e Claudia Giraud

A POLITE DISPLAY OF POWER, VIDEO PERFORMANCE, 2008

Una performance collettiva nel centro di Torino. Lo stress di vivere in una città piena di macchine, dove il traffico e il rumore regnano,
mi suggerì quest’idea. Una pacifica protesta, una “dimostrazione educata di potere” (titolo che ricalca l’album dei Pantera “A vulgar display of Power), per mettere in evidenza un problema insostenibile,
attraverso una performance in cui le persone semplicemente attraversavano una strada. A questa azione seguì un servizio notturno di autobus organizzato dai cittadini, Free Bus, e infine l’istituzione da parte della municipalità del servizio autobus notturno “Night Buster”.

A POLITE DISPLAY OF POWER, PERFORMANCE COLLETTIVA, 2008

Inspirato all’album dei Pantera, “A vulgar display of power”, questa performance è intitolata “A polite display of power // Un’educata dimostrazione di potere”.
Una protesta non autorizzata contro il traffico. Pedoci e bici hanno preso il dominio di Piazza Statuto a Torino semplicemente attraversando senza sosta.

Foto di Oleg Besoulovs

PENSILINA FUCSIA

Novembre 2007, Torino

“Durante la notte delle Arti anche le pensiline degli autobus cambiano colore”  (La Repubblica 12.11.2007)

Testi e poesie di autori famosi che hanno vissuto e sono passati da Torino, compongono una pensilina fucsia fluorescente.
Un’installazione realizzata per la collettiva “Nuovi Arrivi”, presso l'”Accademia di Belle Arti”, durante Artissima Art Fair.
L’installazione ha resistito per un mese, mentre veniva “asportata” dai passanti.