#OPIEMMEPOESIA

#OPIEMMEPOESIA

Pic Maleonar

After working for years with texts by other authors (driven by the thought that if we had done it only on our texts would be similar to a marketing operation, and not a real desire to spread poetry), in 2017 we begun a project focused on our writing.
Activities that, after the first editorial approaches and publications, we prefered to keep in the drawer, and that now finds its place. Short sentences, very short, we cannot even define them as short compositions. We find them more like chirps in the net. From this a symbolic use of the hashtag. #opiemmepoesia

Vis à Vis Fuoriluogo 27, CARPINONE (IT)

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

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Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

(Cover: Via Noce del Nibbio, path to the Rio Coste beach, hosts three interventions)

“Meriggiare pallido e insorto”
(Noonday slumber, pallid and rebellious)

A widespread art and words intervention on the territory of little town of Carpinone (IS, Molise), during the VIS à VIS Fuoriluogo 27 residency (5-24 August, 2024), a project by Limiti Inchiusi Arte Contemporanea (Paolo Borrelli and Fausto Colavecchia), curated by Tommaso Evangelista.

 

A walk through the streets and nature of a Molise village at 700 meters above sea level, among its sources, beaches and waterfalls made accessible by the foresight and voluntary work of many citizens and local associations, and from the example provided by Salvatore Campanella.
An opportunity to discover the village through its views, for a trip for local, around which to build recreational and educational activities

.

 

 

 

 

 

 

 

Text by Tommaso Evangelista follows, describing the project in detail.

 

A public art intervention possible thanks to the support, trust, availability and freedom given to us by the community and the administration of Carpinone,

A heartfelt and melancholy thank you to:
Luigi, Pasquale, Monica and Ginevra, Celestino, Vincenzo, Salvatore Medduccio, Tommaso, Paolo, Fausto, Mario, Monica, Concetta and Giuseppe, Jacopo, Nicola and Maria Luisa, Raffaele, Francesco, Loris, Francesca, Giorgio, Guglielmo, Alessia, Mina, Enzo, Pino and Serenella, to the cheeky child of via Fosso and his grandmother

 

The phrases that you will find in the streets ‘of the village and about the village’:

# and all the things around me I perceive as having preceded their existence
(the beginning of the poem ‘Idea’, by Andrea Zanzotto, inspired the intervention)

# noonday slumber, pallid and rebellious (rewriting of Eugenio Montale)
# remember that we are nature
# disconnected and reconnected
# history is migrant
# what remains is what changes
# temporary sign of the recent past
# when the highways were made of sheep
# nature protects and hides memories
# when the stars explode nature trembles
# brambles and memories
# losing memories in social media
# well-lived in the age of oil
# in the silence of the dark beauty is hidden
# barbarism kills

 

 

 

“Meriggiare pallido e insorto”.
Un percorso visivo e poetico di OPIEMME per Carpinone.
Testo critico di Tommaso Evangelista

Opiemme (Margherita Berardinelli e Davide Bonatti, Torino) è noto per il suo lavoro che unisce arte poetica e arte visiva, soprattutto nell’ambito dei contesti urbani. Fin dal 1998, ha cercato di reinventare lacomunicazione della poesia, portandola fuori dai canali tradizionali per avvicinarla al pubblico e renderla universale. La sua pratica creativa, amplificata oggi dall’utilizzo dei social (in particolare degli #), si colloca all’incrocio tra letteratura e arte pubblica, ispirandosi alla poesia visiva e alla street poetry, con l’intento di rendere la “parola” accessibile a tutti. Le frasi, accompagnate dall’hashtag e da #opiemmepoesia, funzionano inoltre come un seme che, una volta piantato nello spazio urbano, trova nuova vita e diffusione attraverso i social media. Ogni volta che qualcuno fotografa uno di questi testi e lo condivide online, il messaggio si moltiplica, diventando parte di una rete di significati in espansione. L’hashtag agisce come un filo conduttore, legando insieme tutte queste immagini e creando una comunità virtuale intorno a un’esperienza poetica condivisa. Questo processo riflette la capacità delle parole di Opiemme di trascendere il contesto fisico in cui sono state originariamente collocate, diffondendosi nel vasto panorama digitale: in tal modo la poesia di strada non solo abita lo spazio cittadino, ma si espande attraverso la rete,

raggiungendo un contesto potenzialmente infinito. L’opera realizzata a e per Carpinone durante la residenza VIS à VIS Fuoriluogo 27 è un intervento visivo e poetico che si contraddistingue per la capacità di dialogare intimamente con il contesto naturale e culturaledel luogo. Opiemme ha creato un percorso, apparentemente labirintico, che invita gli spettatori a camminare e osservare, proponendo una serie di riflessioni sulla bellezza, sull’esistenza e sulla scoperta del territorio attraverso un’interazione diretta con lo spazio storico e naturale.
Il progetto si caratterizza per l’utilizzo di scorci specifici del borgo molisano che vengono valorizzati attraverso l’integrazione della parola scritta con il paesaggio circostante. La poesia diviene uno strumento per riscoprire la natura e i suoi dettagli, con installazioni materiche o segniche (stencil soprattutto ma anche interventi su legno, stoffa e metallo) che conducono lo spettatore in un viaggio di riconfigurazione e riappropriazione del luogo. L’uso di testi volutamente sibillini, che possono essere interpretati e ricostruiti in modo personale da chi osserva, crea una connessione recondita tra l’individuo, permettendo una lettura soggettiva e aperta, e sempre nuovi legami. È come vivere la poesia non solo su una bianca pagina bidimensionale ma a tre dimensioni, spostandosi autonomamente in una semiosfera che genera nuove informazioni-illuminazioni, oppure entrare in un sistema digitale ricco di collegamenti ipertestuali.

 

“In the silence of the dark beauty is hidden”, Opiemme, 2024. Spray on wall, Carpinone (Is, IT)

 

 

L’opera così intesa è un itinerario complesso che apre alla pratica del camminare e dell’osservare, utilizza specifici
angoli per valorizzare i luoghi e la parola, indirizza verso la riscoperta del contesto, dischiude nessi e riappropriazioni ricercando un’idea di origine, autenticità e appartenenza. Svelando lentamente il legame con il luogo, oltre il tempo della festa, la scoperta della bellezza nel dettaglio dei segni determina tracce di un passaggio che ognuno può ricostruire nel senso e nello spazio. Si forma magicamente un panorama interiore che si sovrappone a quello reale e lo amplifica fornendo nuove chiavi di lettura. Da qui la frase che è divenuta anche titolo dell’opera, evidente omaggio a Montale, nel suo camminare osservando gli elementi più minuti della natura circostante, sondando una sorta di male di vivere, ma che qui si carica di una valenza di resistenza e contrasto, un insorgere per salvarsi nella restanza, nella volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Non solo resilienti ma partigiani. In Meriggiare pallido e insorto si intreccia un’immagine poetica di quiete e ribellione, quasi un ossimoro che richiama alla mente le pause meditate e i
momenti di lotta, come le bandiere che rappresentano ideali e
battaglie.
Ricorda che siamo natura, la più grande installazione del percorso, suggerisce un ritorno alle radici, alla consapevolezza che, nonostante le trasformazioni tecnologiche e industriali, siamo essenzialmente parte della natura. Il contrasto tra il ferro, simbolo di modernità e durezza, e la natura vista in trasparenza, con la sua fragilità e vitalità, crea un invito a riconoscere la nostra essenza naturale. La natura protegge e nasconde i ricordi evoca l’idea che la natura sia un custode della memoria, un luogo dove i ricordi si depositano, difesi ma anche occultati. Vi è un senso di protezione, ma anche di possibile oblio. Ciò che resta è ciò che cambia è invece un paradosso che sottolinea come il cambiamento sia l’unica costante, e ciò che rimane nel tempo è proprio ciò che si evolve. Nel complesso, queste e molte altre frasi individuabili dalla piantina, disegnano un paesaggio interiore ed esteriore che invita alla riflessione, alla connessione con la natura e alla consapevolezza della transitorietà della vita e dei suoi ricordi. Sono frammenti che, distribuiti nel paese, possono stimolare un dialogo tra chi li incontra, trasformando il territorio in uno spazio di contemplazione poetica e di retorica.

 

“Noonday slumber, pallid and rebellious”, Opiemme, 2024. Digital printing on nautical fabric, Carpinone (Is, IT)

 

L’intervento di Opiemme si distingue, inoltre, per la sua capacità di investigare il senso di appartenenza e di origine, esplorando il legame tra il luogo e chi lo vive o lo visita. La sua opera diffusa non è solo un’espressione artistica, ma diviene anche il mezzo per promuovere la riscoperta e la valorizzazione del territorio, facendo emergere il fascino intrinseco del borgo oltre i limiti temporali delle festività e degli eventi.
Criticamente, l’opera può essere vista come un esempio riuscito di arte relazionale, dove la poesia e il “visivo” non si impongono sullo spazio, ma lo arricchiscono e lo risignificano, e tutto nasce dal dialogo e dalla scoperta di unicità che solo una persona giunta dall’esterno può cogliere. La complessità dei segni e la natura labirintica delle tracce lasciate rappresentano una sfida per il fruitore: in un’epoca segnata dalla velocità, dall’industria e dai social media (che l’artista utilizza invero a proprio vantaggio), queste parole ci ricordano la bellezza nascosta nel silenzio, la fragilità del passato e l’importanza del cambiamento come unica costante. Attraverso immagini potenti e paradossi, ci confrontiamo con l’interconnessione tra l’universo e la Terra, la malinconia per un passato più semplice e la critica all’inciviltà che minaccia la nostra esistenza. In tale contesto, la poesia diventa un mezzo per riscoprire la natura e il nostro legame con essa, svelando tracce di memoria e significato in ogni angolo del territorio, come segni significanti che ognuno può interpretare e ricostruire nel proprio cammino.
Vale allora a conclusione la frase di Zanzotto E tutte le cose intorno a me, colgo percorse nell’esistere -anch’essa nel percorso- quale invito a essere presenti e consapevoli, a raccogliere le esperienze che incontriamo lungo il cammino, riconoscendole come parte del nostro essere e del nostro vivere, a sperare sempre in un’osservazione attenta e consapevole di queste realtà. Come ha scritto Raoul Bruni «dalle prose di Zanzotto emerge un’idea poetica della natura, che lo faparlare di un “Deus vivente nella natura, e probabilmente al di là di essa”. Si direbbe che lanatura/paesaggio rappresenti per Zanzotto l’ultimo rifugio del sacro nel mondo contemporaneo» 1 . Sacro che Opiemme sembra accettare nell’utilizzo di una forma concisa e astratta, che ricorda l’invocazione o l’haiku. Tale fusione tra arte e poesia sottolinea come ogni segno e ogni gesto siano portatori di significato, radicatinel tessuto dell’esistenza. L’opera, volutamente lasciata aperta dagli artisti e in divenire, con probabili futuri interventi pittorici e installativi, ci invita a considerare la realtà come un testo vivente, un’opera viva, dove ilsenso emerge dall’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato: solo così la poesia si fa strumento per decodificare e reinterpretare il mondo, rivelando i profondi legami tra segno, significato ed essere, e offrendo nuove prospettive su ciò che significa esistere e percepire. Esistere, per Opiemme, è un atto di decodifica, un immaginare continuamente sul limite del divino.

Tommaso Evangelista

 

“Well-lived in the oil age”, Opiemme, 2024. Spray on old wood drawer, Carpinone (Is, IT)

 

 

#we live crowd digital loneliness

A mural for WALK THE LINE in Genova, Giardini di Plastica, for Cresta 2017

The wind shakes my thoughts

A new street poetry project was born
Instagram: #ilventomiscompigliaipensieri #opiemmepoesia

Disconnect to reconnect

A wall and workshop for “Crossing the Borders – Intrecci fra arte e migrazione”
The wall is inside the Ostello of San Desiderio, Genova, and was enterily realized by attendees of the workshop.
A project realized thanks to: PECO – Progetti Europei di Cooperazione Genova, danzacontempoligure.org,
Goethe Institu Genua

 

“DOLPHINS” FOR “VEDO A COLORI 2017” – To Sibilla Aleramo

Sibilla Aleramo’s first novel “A Woman at Bay” (Una Donna) describes her arrival in the town of Civitanova Marche, when she was about 11 years old and saw the sea for the first time. Doplhins are symbol of this connection, as well are letterforms, calligrams composed with words by Aleramo’s first impressions of the sea,collected from the first pages of her first book: “The sea was a bad expanse of silver, the sky an infinite smile resting upon my head…“. “My lungs drank in with avidity all that free air, that salty breath. I would race up and down in the sun on the shore and face the waves as they curled on the sand.” “Dolphins” is a site-specific mural refering on the hard life of Sibilla Aleramo. A vortex of dolphins, a downard spiral, aims to create a relationship between the sea described in her words, and what she passed through before arriving to this town: being raped by a brutal husband who worked for her father.
The composition of the mural, with the spiral of dolphins, and the constellation of Delphinus running through it, refers to the series “Vortex” of Opiemme. In mythology, there are many stories connecting dolphins with rescue. Sibilla Aleramo became a symbol of a new woman that rules her own life, a woman that saved herself from a written life. The latin proverb “per aspera ad astra” (top right – “through hardships to the stars”.) works as comment to Sibilla Aleramo’s life. Opiemme’s signature (top left) is combined with a phrase by the artist: “The wind shakes my thoughts”