IN NATURA ZAK GALLERY, SIENA

Dicembre 2013, Siena

IN NATURA
Sabato 14 dicembre 2013 ore 17:00
14 Dicembre 2013 – 14 Gennaio 2014

Una collettiva di Zak Project Space, curata da Gaia Pasi and Marina Gennari a Palazzo Fani Mignanelli (Vicolo del Beato Pier Pettinaio 13, Siena).
ZAK IN TOUR è il nuovo progetto che la galleria Zak propone in risposta alla crisi. ZAK per tutto il 2014 organizzerà le sue mostre in spazi liberi ed inutilizzati ma adatti ad ospitare l’arte, luoghi che verranno comunicati di volta in volta ad ogni evento.

Artisti:
Paolo Angelosanto, Andrea Barzaghi, Laura Bisotti, Lorenzo Brini, Alessandro Cardinale, Daniele Girardi, Cristina Gori, Brunella Longo, Maddalena Mauri, Opiemme, Valentina Perazzini, Francesca Romana Pinzari, TTozoi.

La mostra è concepita come il percorso compiuto da un uomo che taglia il filo di ferro con il gesto dipinto da Paolo Angelosanto nel quadro Trascendente Corona (2008), ed esce dalla struttura che lo imprigiona NU SHU  (2013) di Alessandro Cardinale con tutto quel che ha: la sua ombra e una valigia in mano New World, (2011) alla ricerca di qualcosa che in natura possa dare sostanza al suo corpo e riempire il suo bagaglio.

Bosco (2013) è il trompe-l’œil dipinto da Maddalena Mauri che simula perfettamente una selva dantesca dando vita ad un raffinato gioco di rimandi tra realtà e illusione percettiva, nella quale l’uomo si perde e perde a sua volta le limitazioni imposte dal mondo fenomenologico. Daniele Girardi, negli Sketch Life Books (2013) estratti dal “The Great Valley Project”  presenta il risultato dell’esplorazione di una terra disabitata ai confini tra Svizzera ed Italia che l’artista sta conducendo per riscoprire il dialogo primordiale che esiste tra uomo e natura selvaggia.

Nelle muffe dei TTozoi (Stefano Forgione e Pino Rossi), una natura informe attacca la tela e compone il lavoro, gli artisti campani intervengono sulla crescita delle masse organiche bloccandola per eutanasia nell’opera. Cristina Gori cuce con il feltro codici molecolari; raccoglie le cortecce per comporre le pagine del libro del silenzio che si trova al centro della foresta del tempo, dove alberi e arbusti di ferro invisibili appaiono. I capelli come i denti e le ossa sono i residui della natura fisica del corpo: Francesca Romana Pinzari li raccoglie e vi realizza un abito impalpabile, un respiro che alimenta la vita, ma che è assente nella teca. Levitano in una bolla trasparente Papavero#5 (2013) tutti gli ingredienti del sogno e della memoria e prendono le forme del barocco: li salva Brunella Longo facendoli emergere dalle acque di uno stagno a forma di cuore: è questo un lavoro sulla scoperta e l’intelligenza della riscoperta che sostengono la ricerca archeologica e la salvaguardia del patrimonio storico artistico. Sono fiori d’acacia quelli che compongono l’installazione Sotto L’Acacia (2013) di Laura Bisotti, seccati e improntati su carte incise a vernice molle. Il lavoro nasce dall’osservazione della caduta di questi fiori e dall’intento di riproporne l’azione mediata con un approccio ordinatore e archivistico, vicino a quello utilizzato nel Margheritario (2012)  costruito di petali strappati e ricomposti da Valentina PerazziniLorenzo Brini mosso da ironia dissacrante, dipinge una serie di piccoli quadri che compongono un reportage sulla natura dell’uomo e uno spaccato del nuovo mondo globalizzato. Opiemme porta in strada due metri di corvo dipinto di parole; assordantemente muta la bestia sprigiona dal corpo il significato della natura di tutte le cose: la poesia riesce a sintetizzare i concetti come l’arte, alcuni girano nell’aria da molto tempo e ritornano, piccoli e grandi contenuti…e questi corvi si moltiplicano e ci fissano con un silenzio mai zitto che ricorda lo sguardo dell’amore e la voce della natura. E’  l’azione della natura infine – con il suo agire spontaneo, casuale, leggero, e d’immediato richiamo ai canoni del paesaggio romantico – che muove l’atmosfera del quadro di Andrea Barzaghi mentre accade il miracolo: l’Ascensione (2013) dell’uomo sulla natura.

ARTRIBUNE

XX x XX STUDIO D’ARS, MILANO

Dicembre 2013, Milano

Dal 12.12.2013 al 07.01.2014, Studio D’Ars, Via Sant’Agnese 12, Milano

Una preview dei miei lavori per “XX x XX (ventiperventi)” una collettiva curata da Daniele Decìa fra street art, new pop, underground. Studio D’Ars, compie il suo primo anno sotto la guida di Decìa, e dopo la collettiva del dicembre 2012 intitolata “7” con 7 artisti (Bros, Corn79, De Molfetta, Giannetti, Mr Fijodor, Opiemme e Pao), si passa a settantuno artisti, settantuno opere, 20×20 cm.
Vernissage il 12 dicembre, dalle 18 alle 23.

Artisti:
108, 9Periodico, Ak, Ale Senso, Nicola Alessandrini, Alice Pasquini, Aris, Awer, David Bacter, Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci, Massimo Caccia, Camilla Falsini, Carmelo Cambareri, Checkos’Art, Corn 79, Crin, Ct, Giordano Curreri, Darkam, El Euro, Etnik, Fabrizio Fontana, FraBiancoshock, Frank Lucignolo, Gianmaria Giannetti, Gio Pistone, GLoois, Gosia Turzeniecka, Gue, Michele Guidarini, Halo Halo, Irwin, Kraser, Krio,Luca Ledda , Antonello Macs, Andrea Mangione, Marco Memeo, Mrfijodor, Mp5, Nevercrew, No Curves, Pao, Opiemme, Orticanoodles, Pier De Felice, Ale Puro, Ravo, ReFreshink , Denis Riva, Seacreative , Emila Sirakova, Cristian Sonda, Giacomo Spazio, Stencilnoire , Tellas, Tenia, Mattia Turco, U252, UFO5, Uno, Urbansolid, Urka , Giulio Vesprini, Vine, Vins Grosso, Emanuele Vittorioso, Fabio Weik, Zibe, Zorkmade.

Studio D’Ars

NOMINATE IL MIO NOME INVANO

Novembre, 2013 Nowhere

Nel giorno della decadenza di Berlusconi.
Dopo 30 anni di dittatura mediatica, di chi parleranno giornali e politici? Sono abbastanza spaventato da quello che succederà  nei prossimi giorni. Per favore smettiamola di nominare il suo nome invano.

NOMINATE IL MIO NOME INVANO, 2012
61 x 34, stampa digitale su dibond

Ho pubblicato quello che compariva sulla home del quotidiano “Il Giornale”. Siccome la versione italiana di questa voce di Wikipedia non riporta quanto scritto in quella inglese, riporto quest’ultima:
“The newspaper was planned in 1972 by the journalist Indro Montanelli […] In 1977 Montanelli, in financial difficulty, accepted an offer by Silvio Berlusconi, who thus became the publisher. Indro Montanelli edited and published il Giornale from its start, until Berlusconi entered politics (December 1993). At that time he left to found the new daily La Voce. […]”

LUCIANO PIVOTTO

Novembre 2013, Nowhere

LUCIANO PIVOTTO
(Trivero, 1951 – Biella 19.11.2013)

Incontrai Luciano Pivotto l’anno scorso a Biella, Alessandro Pianca ci introdusse.
Con Ale, lui fu il primo a parlarmi, a suggerirmi di avviciniarmi a BI-BOx Art Space, dicendomi quanto Irene Finiguerra fosse giovane e attenta.
Avrei capito solo in seguito che non era solo una galleria, ma una fucina dove si era a stretto contatto in un’amichevole serenità. Gigi, Irene, Loris, Alessandra.
La figura di Luciano, per quanto poco lo conobbi, divenne per me quella di un maestro, di un precursore.
Intrecciava disegni con le parole come se fossero fili, e componeva pitture che mi ricordano litografie. Essenziali, sintetiche eppure così dense.
La sua pittura è l’evoluzione della poesia visiva italiana, dei calligrammi di Guillaume Apollinaire, con lui per primo la poesia ha trovato forme esteticamente più articolate.
Dopo la scomparsa di Martino Oberto nel 2011, un altro maestro del rapporto fra immagine e parola ci lascia.

Le parole che non ti ho detto.
Le parole che non mi hai insegnato.
Le parole che disegneremo,
ti ricorderanno.

«Aveva un desiderio collaborativo alto e nobile, un’eleganza intellettuale e una sensibilità rare in un ambiente competitivo come il nostro»
Gigi Piana

 

Su Artribune

Pivotto, l’essenza del grande artista

QUI E ORA, TORINO

Da un estratto della poesia di Guido Gozzano,”Le Golose”,
inscritto nei cerchi:
“Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie. […]”

28 Luglio 1907, Gazzetta del Popolo della Domenica
Le Signore che mangiano le paste (Le Golose), Guido Gozzano

MOITRE gallery presenta una collettiva nel vecchio stabilimento della Leone.
Artisti:
Francesca Arri – Aurora Meccanica – Cornelia Badelita – The Bounty Killart – Br1-Michela Depetris – Roberto Fassone – Riccardo Fassone – Gec – Alessandro Gioiello – Gruppo Radici – Anna Ippolito – Eleni Kolliopoulou – Opiemme – Artsiom Parchynski – Maya Quattropani – Valentina Roselli – Arianna Uda – Nadir Valente – Marzio Zorio

15-17 Novembre, C.so Regina Margherita 242, Torino
galleriamoitr@gmail.com

THE OTHERS 013. A FLOC OF RAVENS IS CALLED CONSPIRACY

Novembre 2013, Torino

NEVERMORE . MAI PIU’
Una preview dei lavori di Opiemme per The Others Fair.
Stand C8, BI-BOx Art Space, Biella.
Un tributo alla poesia di Edgar A. Poe “Il Corvo”: uno stormo di corvi accessibili su carta e alcune tele.

ARTRIBUNE

RAVENS, 2013, spray su carta da spolvero, 35 x 50 cm

OPIMAIO® MINOR CESSAT

Ottobre 2013, Bologna

18.10 – 18.11
SpazioBlue (Via Gandino 3, Bologna ) presenta “OPIMAIOr Minor Cessat“.
Due site-specific, “DOMUS” e “PISCEM VORAT MAIOR MINOR”,
di Alessandra Maio and Opiemme, curati da Marta Gabriele.
Artribune

DOMUS
“Alcuni animali hanno parole di riconoscenza per il sole, per ringraziare il vento, di gratitudine alla pioggia, alla terra”
Riscrittura da Amos Ox, “D’un tratto nel folto del Bosco”

PISCEM VORAT MAIOR MINOR
“La natura si manifesta quando non vedi più ciò che aspetti”
Riscrittura da una citazione di Italo Calvino.

Testo curatoriale di Marta Gabriele
“Lo studio del comportamento animale, dunque, rivela le tattiche di difesa e le strategie di agguato, comprendendo una certa reversibilità dei ruoli, anche nell’arte le leggi del mimetismo regolano la conformazione dei corpi, trasformandone le apparenze, creando diffrazioni visive e rendendo impercettibili le strategie di camuffamento: il non-sembrare ciò che è, il divenire altro da sé. Già Roger Caillois aveva rilevato come le tre forme di camouflage, il travestimento, la mimetizzazione e l’intimidazione fossero alla base della comunicazione animale. Non di meno, potremmo aggiungere, di quella artistica.

Se, sempre in natura, vige la legge della selezione naturale darwinianaPiscem vorat maior minorem, l’opera elegante e ironica di Alessandra Maio e i pittogrammi poetici di Opiemme invertono la scala evolutiva, smentiscono tale norma nel suo senso più rivoluzionario, sovrapponendo alla selezione naturale quella artificiale, consegnando alla storia una nuova “legge di natura”: l’unione di tanti pesci piccoli inghiotte il pesce grande.

Ecco come le figure ambigue riscritte dalla Maio e mimetizzate da Opiemme rivelano la loro struttura “transitoria” nel carattere di invisibilità della parola: il pattern grafico sottende al modellato, alle mono-cromie mimetiche, generando un’osmotica sovrapposizione della semanticità fra parola e immagine. Vedremo allora poggiarsi sui rami di Domus, albero concepito come casa-madre delle proprie creature, farfalle portatrici didetti e interrogativi esistenziali con ocelli sulle ali che simulano occhi spalancati, atti a sorprendere e spaventare il predatore.”

SETUP FAIR BOLOGNA ANDY HIKMET 2013

Gennaio 2013, Bologna

Bi-BOx Art Space di Biella presenta “Andy Hikmet”, un remake dei “Knifes / Coltelli” di Andy Warhol, conosciuti dai più nel pubblico come “la copertina di Gomorra“, remixato con le parole di una poesia del 1949 del poeta turco Nazim Hikmet.
Dall’incrocio dei loro nomi nasce il titolo dell’opera, inserita nel concorso under 35, e accompagnata da un testo critico di Marta Gabriele per la galleria Bi-Box Art Space, apparso sul catalogo di Setup Art Fair 2013:
“Il messaggio, iconico e verbale, si compone dei dettami propri dell’arte tipografica: ripetizione, contrasto, allineamento, distanza/vicinanza costruiscono unacomunicazione altrettanto lapidaria e sintetica, comportando una riflessione metalinguistica e meta-artistica. La commistione di elementi ready made, è alla base della ricerca musicale di Opiemme,influenzato in particolare dalla musica elettronica. In linea con lasperimentazione tecnologica di quest’ultima, introdurre il rumore nel suonocorrisponde, nel lavoro dell’artista, a reinterpretare la melodia delle parole,incastrando elementi distonici, ritmi spezzati, ricomponendo tempi e spazi,sintetizzando suoni e parole, mixando artisti e poeti.
Nazim Hikmet e Andy Warhol. Il poeta turco, definito “romanticorivoluzionario”, campeggia con le parole di una poesia del ‘49, Delle vostre mani e della menzogna,sulla serigrafia rosa shocking, Knives,del padre indiscusso della pop art, opera appartenente a una serie del 1982,riguardante il tema della violenza in America. La tecnica utilizzata, espressada un lettering pausato, rivela unatexture aggettante colorata e divertita, in sintonia con il processo diestraniamento applicato alle icone warholiane, elevate a oggetti rituali,ironicamente sacralizzate, simulacri di una cultura d’oltreoceano […] La silhouette dioggetti decontestualizzati, l’appeal materico di simboli postmoderni divanitas, si uniscono, in apparentedistonia, ai versi tormentati e sovversivi di chi la violenza la subiva sullapropria pelle, di chi attraverso le parole costruiva una sua libertà. Lacapacità immaginativa di Opiemme si lega al sentimento quanto al pensiero,capace di dare forma ordinatrice ai valori emozionali, abile nel tradurre ilprosaico in estetico, dove immagine e poesia divengono il positivo e ilnegativo fotografico, le due facce della società.

Altre info:
https://www.setupcontemporaryart.com/
https://bi-boxartspace.com/

TRIBUTO AC/DC GIBSON SG

Semplicemente un tributo alla chitarra degli AC/DC Gibson SG, conosciuta come la Diavoletto.

PAROLE DI CARTA, PORTANOVA12, 2013

Giugno 2013, Bologna

“Parole di Carta” è la prima personale a Bologna per Opiemme.
Dal 7 al 28 Giugno 2013 presso PORTANOVA12.

Tre dei muri (7x5x4 metri) della sala principale della galleria sono stati dedicati ad un intervento site-specific da cui la mostra prende titolo: “Parole di Carta” (Paper Words).
Da un’idea del curatore, Antonio Storelli, nasce una caotica installazione che apre una finestra sul dietro le quinte del lavoro di intaglio di Opiemme, e mostra alcuni stencil realizzati a mano, dal 2010 al 2013. Opiemme interpreta il tutto con un site specific che si allarga nello spazio, partendo da alcune pagine di quotidiani con titoli di politica nazionale, su cui, a vortice, campeggiano le parole del poeta bolognese Gaetano Arcangeli: “Tutto in me gira vorticosamente: scatole e mente”.
Un’installazione fatta di quotidiani, scotch, carta, e parole intagliate che si allarga sulle pareti, e richiama alcune tematiche espresse dall’autore nel nucleo di mostre “Senza bandiere”, riflessioni sull’assenza di valori nel Bel Paese.

Su Brooklynstreetart
Foto su Streets Are Sayng Things

Portanova12
Via Porta Nova 12, Bologna
Info studio@elastico.org
Antonio Storelli – +39 3385318469

PERSONALE STUDIO D’ARS, 2013

Dal 19 Marzo al 14 Aprile 2013

Daniele Decia della galleria Punto Due di Calice Ligure, storica perchè sulle orme della galleria Punto, apre un nuovo spazio espositivo a Milano, e presenta  un progetto curatoriale intitolato “Street D’Ars”, rinnovando la proposta di Studio D’Ars con una selezione di artisti con influenze fra il new pop, l’underground e la street art.
Questa nuova stagione si apre con una personale concentrata sulla poesia di strada, la tipografia e l’evoluzione della poesia visiva italiana che emergono dal lavoro di Opiemme.

Studio D’Ars (more infos)
Tgcom24 report (more infos)
More photos on Il Gorgo (more infos)

Testo critico di Alice Zannoni
“Street artist, poeta, “graffittaro”, scrittore: Opiemme.

L’incipit tassonomico smentisce se stesso nella misura in cui Opiemme è tutto ciò. Perché scriverlo allora?
Semplicemente per indurre ad una buona lettura del lavoro di Opiemme; la classificazione, come forma mentis universale, è il primo approccio della conoscenza, ebbene se si pensa di conoscere Opiemme etichettandolo per il contesto in cui agisce si percorre la strada sbagliata. McLuhan diceva “il medium è il messaggio” per affermare che il mezzo di produzione espressiva è vettore, se non addirittura fautore, dell’espressività dell’opera. Applicare, come una formula matematica, l’assunto mcluniano a Opiemme significherebbe che il muro, la strada, la tela e la carta, la bomboletta piuttosto che il pennello e lo stencil veicolano il significato del lavoro modificandolo. Indubbiamente una buona dose di semantica è prodotta dal contesto in cui si compie l’operazione, e non si intende confutare McLuhan, ma il punto è un altro per mettere a fuoco la questione: quale è il medium di Opiemme?

La poesia.

La poesia è la genesi e la chiave di lettura della parabola espressiva di Opiemme che coglie, nello svincolarsi rispetto ad un unico paradigma contestuale, differenti piani di lettura: il luogo in cui si esprime l’artista, sia esso la strada o la parete di una galleria, è più esattamente la contemporaneità, sebbene questa sia per definizione una coordinata temporale e non spaziale; il luogo di Opiemme è, dunque, uno spazio mentale a cui ha accesso l’immaginazione e che l’arte modella in forma concreta, tangibile, visibile. Se la potenzialità del pensiero è raggiungere ogni dove, in una mappa individuale senza confini, la necessità dell’artista è comunicare le frontiere trasformandole da solitario baluardo riflessivo a terra di coscienza collettiva: in questo “convettore esponenziale” la poesia diviene mezzo di comunicazione e la condivisione, sempre generosa, sposta l’autoreferenzialità dell’essere in una dimensione di interesse comune.
E’ la ricezione che crea la condizione (con-dizione = dire assieme) e l’estensione dell’applicazione del termine Poesia denota l’intenzione di Opiemme nel creare un nuovo tipo di rapporto tra opera e fruitore giustificando il senso di “arte come azione” e “parola come gesto”. L’operazione non è certo nuova: le avanguardie del primo Novecento hanno fatto storia, le ricerche verbo-visive degli anni ’60/’70 hanno marcato il segno dell’innovazione linguistica aprendo a codici inediti e le sperimentazioni contemporanee mostrano l’attualità del verbo fattosi espressione artistica, ma ciò che conta investigare non sono i natali, che restano sempre riferimento, bensì il processo poietico dell’artista. L’attività di Opiemme è in evoluzione: l’istanza creativa non è dogmatica nei confronti del fare, l’iterazione e lo scambio tra stilemi del linguaggio, così come i flussi espressivi, sono elementi interessanti per qualificare il lavoro sia nella fase di “prelievo”, con la scelta dei frammenti del discorso su cui costruire il messaggio, che in quella del “montaggio” in cui l’artista struttura il metalinguaggio su cui si esercita la critica alla società che fa da sfondo all’oggetto; entrambi i momenti sono pensati e relazionati attraverso la scrittura che diviene il pretesto per arrivare all’immagine attraverso logiche di contaminazione, paradosso, citazione, ripetizione. I momenti di “selezione” e “combinazione”, per dirla alla Saussure, costituiscono il  percorso semantico delle opere e sono la ragione profonda della poetica di Opiemme che trova nell’intervento verbale la parte fondante, inscindibile dalla figurazione.
Non c’è metrica, come tradizionalmente intesa, c’è estetica ed in questo frangente la poesia rivela tutto il potere della comunicazione perché arriva al fruitore varcando la soglia dell’impercettibile (lo spazio del pensiero), del verso incompreso e indeterminato in rapporto tautologico in cui l’illustrazione è la descrizione figurale del testo, in cui c’è identità tra linguaggio figurato e immagine anche attraverso il cortocircuito concettuale: dove sono le foglie nell’opera Ungaretti?
Non c’è, in Opiemme, la necessità di oltrepassare la soglia del significato della parola, per questo testo verbale e testo visivo sono equilibrati trainandosi a vicenda nel fine semantico; se l’aspetto iconico prendesse il sopravvento l’immagine diventerebbe significante rendendo superfluo l’elemento verbale, invece c’è sintesi ed è proprio questa capacità di rivisitazione sintetica del sentire  che contraddistingue la poetica di Opiemme in cui il segno non rimanda ad una realtà esterna ma si realizza in maniera autonoma come creazione assoluta. Ecco dunque che l’immagine non è la riproduzione mimetica dell’oggetto in sé ma il prodotto visivo della sua concettualizzazione: Lex porcellum ha bisogno di spiegazioni?
La forma visibile della poesia, la parola che diventa materiale dell’operazione estetica, l’aspetto materico del linguaggio, il potenziamento semantico realizzato nella disposizione grafica, l’ostensione del carattere tipografico sono tutte coordinate per cogliere la necessità espressiva di Opiemme in un’ottica di scrittura che assume una rilevanza pubblica, una dimensione di analisi riflessiva e di attività critica.

Alice Zannoni (1981), vive e lavora a Bologna dove si occupa di arti visive come critica d’arte e curatrice indipendente. E’ docente di Storia del Design all’Accademia di Rimini. Ha ideato e organizzato SetUp Art Fair. Più che critica ama definirsi “osservatrice contemporanea”.